La situazione della ‘Chiesa sorella’ in Bosnia

Articolo tratto da Caritas diocesana di Mantova

Mantova solidale con Banja Luka

DA PIÙ DI 20 ANNI LA CARITAS DIOCESANA DI MANTOVA HA RAPPORTI DI COLLABORAZIONE CON LA ‘CHIESA SORELLA’ DI BANJA LUKA, IN BOSNIA HERZEGOVINA.

Ora il lascito di uno stimato professore mantovano, che ha chiesto di impiegare la propria eredità per aiutare i poveri di Paesi che lui stesso aveva conosciuto e visitato – tra cui anche la Bosnia – ha portato una delegazione della Caritas mantovana a visitare nuovamente quelle terre, per capire come aiutare al meglio le organizzazioni locali al servizio dei poveri.

Giordano Cavallari, Marco Bellini e don Renato Pavesi, accompagnati dal referente di Caritas Italiana Daniele Bombardi, lo scorso settembre hanno quindi avuto modo di incontrare il Vescovo di Banja Luka, il direttore della Caritas locale, e alcuni rappresentanti della Croce Rossa, che hanno illustrato la pesante situazione del Paese.

La situazione attuale

In Bosnia non esiste una politica economica di sistema. Le persone cercano di dare il massimo per migliorare la situazione, ma il sistema non esiste, quindi la gente ha imparato a fare da sola. Molti pensano che se non ci fosse il governo sarebbe anche meglio. I temi sociali non sono neppure nell’agenda della politica, tutto viene delegato alle organizzazioni umanitarie.

Per questo il Paese si sta svuotando, la parte vitale, i giovani, se ne vanno. Rimangono gli anziani, i malati, le persone che non hanno capacità lavorative. Numericamente non si può dire che aumenti la povertà, ma rimangono solo i più poveri, afflitti da gravi problemi sociali.

La diocesi di Banja Luka conta circa 540.000 abitanti. Nel 1991 i cattolici erano 120.000, a fine 2015 solo 32.000. C’è stato un processo di pulizia etnica, che ha portato all’allontanamento del 90% dei cattolici residenti prima della guerra. La stima ad oggi è di 30.000 fedeli nella diocesi, che vedono fortemente minacciata la loro sopravvivenza.

La Caritas locale si occupa di assistere a domicilio molte famiglie povere – anzi, le più povere tra le povere, per la necessità di ponderare la distribuzione dei pochi fondi disponibili – distribuendo cibo o legna per l’inverno. Gestisce una casa di risposo e una struttura per giovani in gravidanza, tiene incontri di sensibilizzazione e sostegno nelle scuole, sostiene alcuni progetti nell’ambito dell’agricoltura. Il tutto senza alcun sostegno da parte della politica.

L’arrivo dei profughi

Da circa un anno ha preso avvio un altro fenomeno molto preoccupante, che vede l’arrivo di profughi soprattutto dai Paesi arabi – afgani, iracheni, pakistani, ma anche magrebini – che da qui transitano nel tentativo di proseguire per il Nord Europa. Il problema principale risiede nel fatto che il governo si rifiuta di gestire qualsiasi intervento nei loro confronti, demandando di fatto tutto alle organizzazioni umanitarie. A Bihac, nel nord ovest del Paese, la situazione è molto pesante: la Croce Rossa ha allestito un campo di fortuna in un palazzo fatiscente, l’Organizzazione Mondiale per l’Immigrazione (IOM) accoglie alcune famiglie in un hotel dismesso, ma i numeri vanno aumentando, e chi non riesce a trovare aiuto in queste strutture si accampa con soluzioni di fortuna nei boschi. Inoltre tutto è gestito con l’ausilio di volontari e con i pochissimi fondi disponibili, praticamente senza aiuti da altri Paesi.

Il vescovo Franjo Komarica ha espresso grande preoccupazione per questo fenomeno, che ora è solo agli inizi, ma che potrebbe nel prossimo futuro acquistare dimensioni molto maggiori. Ha salutato quindi la delegazione mantovana con questo monito: “Perché in questo Paese da vent’anni non si riesce a creare uno stato funzionale, ma si tiene sempre questo caos un po’ sotto controllo? Perché nessuno vuole intervenire per sistemarlo? […] Può la Chiesa, la Caritas o qualche altra realtà di Chiesa occuparsi di un’analisi seria e offrire al pubblico una lettura realistica di questi fenomeni, per far capire quali fenomeni abbiamo davanti e come possiamo eventualmente affrontarli meglio?”

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