Ho pianto, non dirlo a nessuno

7 Maggio 2021

Ed eccomi qui a dover scrivere a tradimento su un tema così immenso, da volerlo quasi fuggire…e i pensieri si stagliano su quegli scogli che oggi hanno reso la maternità un argomento di riflessione e di discussione; abissi dividono ieri da oggi; distanze siderali tra il “nostro” modo di essere madri e altri molti modi possibili. Alla fine mi dico che essere madre è relazione, non è uno status o un ruolo conquistato, capitato, desiderato.

E se è relazione allora è storia, e di storie ne ho incrociate alcune. Penso a cosa possa significare essere “madri in esilio”, quali pensieri possano abitare le vostre notti insonni e agitate. A chi è “madre del cuore”, che non di meno veglia sui “figli altrui”, sempre e comunque un po’ nostri.

Festa della mamma Caritas Lodigiana

A volte mi capita di guardare fuori dalla finestra dell’ufficio della Casa e ti vedo passare, con il tuo abito lungo e il velo colorato che ti circonda il viso, per mano una bimbetta che saltella e sorride con quegli occhi neri luccicanti. Finalmente, dopo 4 anni di nuovo insieme. Aveva solo 3 anni quando l’hai lasciata e ora è già tempo di scuola. Se penso a quando sei arrivata da noi, quasi per caso…era un lunedì. Eri impaurita e disorientata, con addosso ancora i segni del calvario libico e del mare. Segni che sono rimasti a lungo, soprattutto nell’anima. Eppure quella forza straordinaria che ti ha permesso di sopravvivere, di resistere; quella caparbietà e cocciutaggine che in questi anni ci ha dato del filo da torcere…quella ragazza poco più che ventenne, che si vergognava a mangiare il gelato per strada perchè “Da noi non si fa!”, ora è diventata una donna che ha fatto un pezzo di strada pazzesco in un mondo tanto diverso e lontano da ciò che era familiare, che ha messo in sicurezza il futuro della propria figlia e della propria madre, nonostante tutte le incertezze dell’oggi. Quante volte hai avuto paura per Sara…che le leggi della tradizione più estremista potessero segnarla; quante volte hai invocato e desiderato la presenza di tua madre per un consiglio o anche solo per lenire la solitudine…

Ti ho accompagnato tante volte con il pensiero a quel trepidante arrivo in aeroporto: quel momento che era solo tuo, l’ho immaginato per giorni: “Ho pianto tanto!” mi hai detto. Non dirlo a nessuno, ma un po’ anche io…Guardo fuori….Tre generazioni di donne, a passeggiare per la città.

Eppure le cose non vanno mai come vogliamo. Ora siete tu e Sara, una nuova sfida vi aspetta, non solo la vita qui, ma una nuova quotidianità, nuove vicinanze e distanze. Baci schioccanti, affettuosi e timidi, abbracci che devono rifarsi abitudine. Nuovi incastri.

E allora sì che tornerai a respirare.

E allora sì che anche noi, che abbiamo fatto un pezzo di strada con te, siamo tornate a respirare.

Hai ragione, ancora non siamo madri e non sappiamo se lo saremo, ma anche noi, ti assicuro, guardandovi, torneremo a respirare….

“E bastava la letizia di un fiore a riportarci alla ragione” Alda Merini

Chiara Galmozzi, Responsabile Casa di Accoglienza Femminile San Giacomo

  • Condividi: