AGENDA 2017

10 luglio 2017

Effetti collaterali

Siamo un po’ complicati! Per esprimere un concetto, una forma, una situazione, spesso preferiamo definire la sua ombra, i suoi confini, lasciando agli altri lo sforzo di definire esattamente il contenuto.

Forse anche con questa Agenda cadiamo nel tranello: la Caritas, per una errata definizione che ci portiamo dietro, avrebbe l’obiettivo primario di risolvere le emergenze umane. Agli occhi pur attenti di un lettore non coinvolto in prima persona, dando questi numeri potremmo rimandare l’idea di una grande attività emergenziale e di copertura sociale dei problemi dei meno abbienti, dando quindi un ritorno di sicurezza, di tranquillità operosa.

L’obiettivo primario della Caritas, e qui forse alcuni si scandalizzano, non è tanto risolvere casi sociali ma è sviluppare sensibilità umana (ancor prima che cristiana) da parte di tutta la comunità. Non vorremmo prenderci carico direttamente di persone in difficoltà (è compito di tutti, della società civile e non solo di una Chiesa, pur impegnata); vorremmo indurre con l’esempio a che ciascuno faccia la sua parte

Il calzino va quindi ancora rovesciato! L’Agenda intanto è un percorso, non una foto. Non parla di un anno ma di un quadriennio. Indica una rotta. Vuole esprimere un lento movimento di comunità, cerca di cogliere i legami sociali esistenti e quelli che potranno essere in futuro. Per ogni numero espresso esiste un numero latente, da scovare e risolvere. Tutti insieme, senza deleghe implicite.

Segno

Ragionando in positivo, questa Agenda dice anche molto di comunità, di speranza, di legami tenaci e duraturi…

La presenza continua di tante persone in difficoltà aiuta la Caritas ad avere argomenti viventi, a proporre continuamente alle comunità di fare rete, a mettere insieme energie e risorse.

L’aiuto di Caritas che arriva alle persone è dunque “solo” un segno per tenere la comunità unita, attenta, consapevole, grazie agli ultimi. È un segno di attenzione che andrebbe colto e sviluppato, perché così da solo non basta. Con don Lorenzo Milani dovremmo riuscire a “fare strada ai poveri senza farci strada. L’obiettivo resta la Comunità, capace di cogliere nella debolezza la via, in grado di capire che i poveri non sono altro da noi, danno la forza profetica, fanno vivere la comunità.

Con Giorgio Gaber arriviamo a dire: “Ho capito quanto sia pieno di insidie il termine ‘aiutare’. C’è così tanta falsa coscienza, se non addirittura esibizione nel volere a tutti i costi aiutare gli altri che se, per caso, mi capitasse di fare del bene a qualcuno, mi sentirei più pulito se potessi dire: non l’ho fatto apposta. Forse solo così tra la parola ‘aiutare’ e la parola ‘vivere’ non ci sarebbe più nessuna differenza”.

 

Qui sotto e nel menù a fianco puoi scaricare l’Agenda 2017 oppure sfogliarla online

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