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Comunità Famigliare san Giuseppe

Storia

Il Progetto OASI vuole essere un “servizio-segno” che nell’azione concreta rimanda ai valori dell’accoglienza, dell’apertura, della gratuità.

Esso può anche rappresentare una delle possibili e significative risposte, sul territorio lodigiano, alle problematiche che riguardano i “Minori” (attraverso l’affido familiare) e un sostegno a madri che vivono sole con i figli (mini alloggi) e che stanno attraversando momenti di difficoltà.

Per tali obiettivi si è ristrutturato l’edificio situato in località Fontana (LO), una storica struttura le cui origini risalgono a prima del 1500 (in allegato la documentazione).

E’ forte la convinzione che, la realizzazione di opere-segno relative all’accoglienza possano costituire uno stimolo ed un esempio significativo per diffondere una cultura di apertura, disponibilità e generosità da diffondere nelle parrocchie e sul territorio. Esse possono costituire quella “pedagogia dei fatti” che è testimonianza concreta da promuovere e valorizzare affinchè il Vangelo diventi vita.

Questa Comunità Famigliare, denominata “San Giuseppe”, sorge per iniziativa della Diocesi di Lodi attraverso la Caritas Lodigiana.

Destinatari e finalità

La comunità famigliare  “San Giuseppe” ” intende accogliere bambini e preadolescenti  italiani e stranieri di ambo i sessi, fino a un massimo di 6 minori. Si tratterà di minori che, con un provvedimento civile ed amministrativo del Tribunale per i Minori in affido ai  Servizi Sociali delle ASL e dei Comuni, necessitano di essere temporaneamente collocati in un contesto di comunità famigliare per un percorso di accompagnamento affettivo-educativo adeguato ai loro bisogni di crescita.

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Accoglienza e cura, vicinanza e attenzione, fiducia e speranza, sono altrettante promesse di base, che si possono riassumere in una sola: amore. Noi promettiamo amore, cioè amore che si esprime nell’accoglienza, nella cura, nella vicinanza, nell’attenzione, nella fiducia e nella speranza, ma la grande promessa è l’amore. Questo è il modo più giusto di accogliere un essere umano che viene al mondo, e tutti noi lo impariamo, ancora prima di esserne coscienti. A me piace tanto quando vedo i papà e le mamme, quando passo fra voi, portarmi un bambino, una bambina piccoli e chiedo: “Quanto tempo ha?” –“Tre settimane, quattro settimane… chiedo la benedizione del Signore”. Anche questo si chiama amore. L’amore è la promessa che l’uomo e la donna fanno ad ogni figlio: fin da quando è concepito nel pensiero. I bambini vengono al mondo e si aspettano di avere conferma di questa promessa: lo aspettano in modo totale, fiducioso, indifeso. Basta guardarli: in tutte le etnie, in tutte le culture, in tutte le condizioni di vita! Quando accade il contrario, i bambini vengono feriti da uno “scandalo”, da uno scandalo insopportabile, tanto più grave, in quanto non hanno i mezzi per decifrarlo. Non possono capire cosa succede. Dio veglia su questa promessa, fin dal primo istante. Ricordate cosa dice Gesù? Gli Angeli dei bambini rispecchiano lo sguardo di Dio, e Dio non perde mai di vista i bambini (cfr Mt 18,10). Guai a coloro che tradiscono la loro fiducia, guai! Il loro fiducioso abbandono alla nostra promessa, che ci impegna fin dal primo istante, ci giudica. (Papa Francesco)

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