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Asilo notturno e docce

Storia

La creazione dell’asilo notturno è stata possibile grazie all’impegno dell’Amministrazione Comunale, al sostegno economico della Fondazione Cariplo e della Regione Lombardia; oggi la collaborazione fra Ente Pubblico, l’Associazione Progetto Insieme, il Centro di Ascolto caritas “Il primo passo” e la Cooperativa San Nabore, coadiuvati dall’impegno costante di circa 20 volontari, consente di gestire efficacemente il servizio. All’interno dell’asilo notturno è presente un servizio docce a libero accesso, gestito dai volontari di Progetto Insieme.

Destinatari

Persone bisognose maggiorenni di sesso maschile

Finalità

Il dormitorio comunale offre 11 posti letto; nel periodo invernale da qualche anno viene aperta una dependance con 14 posti letto aggiuntivi.

Il dormitorio è gratuito ed è aperto 7 giorni su 7.

Il servizio docce è aperto a tutti, uomini e donne, dalle ore 17.30 alle ore 19.00.

Accesso

L’accesso al dormitorio é riservato a persone maggiorenni di sesso maschile ed é monitorato dal Centro d’Ascolto “Il primo passo” di via San Giacomo 15, che rilascia le autorizzazioni. Nei giorni di chiusura del Centro d’Ascolto le autorizzazioni sono rilasciate dai Servizi Sociali.
Il Centro d’Ascolto normalmente dà autorizzazioni per 14 notti al mese, prorogabili in funzione di alcune circostanze:
a) progetto di reinserimento (attraverso Servizi Sociali, SERT o altri operatori sociali pubblici e privati)
b) motivi di salute comprovati
c) rifugiato richiedente asilo (15 gg. subito + eventuali altre 12 notti)
d) esistenza comprovata di promessa di lavoro, di alloggio o altre prospettive serie verificabili

L’accesso al servizio docce avviene invece direttamente in loco senza bisogno di autorizzazione per accedere al regolamento clicca qui

Il racconto

Romano mi ha fatto capire che “l’averlo visto”, il non essermi girato dall’altra parte e l’avergli dedicato un’ora del mio tempo, lo ha commosso. Non ho mai commosso nessuno nella mia vita se non, forse, la mia mamma quando ho fatto la prima comunione. Romano “mi ha fatto bene” perché mi ha ribadito molto chiaramente la necessità dell’ascolto, del farsi vicino, del dedicare del tempo, la cosa che abbiamo di più preziosa e che spesso vogliamo monetizzare, senza renderci conto che i soldi vanno e vengono ma il tempo va e basta. Vedere, farsi vicino, ascoltare, in questi momenti, contano più di mille progettazioni.

Romano, invece, mi ha fatto riflettere su come possa bastare poco per far prendere un respiro di umanità a un uomo e come sia molto più sbrigativo mettere la mano nella parte posteriore dei pantaloni e tirare fuori il portafoglio.

Romano ha 50 anni e ha iniziato a lavorare a 14. Tanti anni di lavoro onesto che adesso, mi confidava, lo Stato non mi riconosce minimamente perché mi lascia fuori in strada e non mi offre altre possibilità. Non ha potuto studiare perché a 18 anni è venuta a mancare sua madre, un episodio che sicuramente ha inciso sulla sua vita perché mi confidava, è stato come perdere una parte di me stesso.
Romano aveva e ci tiene a sottolinearlo, “aveva” due fratelli che per lui non sono più tali perché si sono dileguati nel momento del bisogno e uno, era pure fratello gemello. Ha avuto anche degli amori, che però sono durati molto poco e soprattutto il più importante è finito nel momento in cui Romano ha perso il lavoro con una piccola cooperativa. Si è ritrovato senza una lira perché il “suo grande amore” che gli aveva piano piano eroso i suoi piccoli risparmi e non potendo più pagare l’affitto, si è ritrovato a dormire nell’androne del suo palazzo e poco dopo nel giardino di fronte a quella che era prima, la sua casa.

Oggi purtroppo, “i Romano” sono tanti e ho l’impressione che il numero non vada a diminuire se non rimettiamo al centro della politica la persona nella sua globalità e non solo l’economia e il profitto a ogni costo.

Parola ad un volontario

Non è semplice esprimere a parole quello che vivo attraverso le mie piccole esperienze di volontariato, anzitutto perché esse non comportano l’efficienza e la programmazione, ma implicano la relazione interpersonale, con tutte le sue dinamiche d’ascolto, dialogo, rispetto, conoscenza graduale reciproca, che porta alla fiducia. La presa in carico delle persone presso il dormitorio potrà forse sembrare banale, ma l’importante è: ESSERCI, anche solo per aprire la porta ed accogliere le persone che arrivano.

Un occhio ai dati

Immagini e video

Contatti

  • Via Defendente

Accesso attraverso il Centro di Ascolto IL PRIMO PASSO