Testimonianze Niger 2017

  • 24 settembre 2017

Il viaggio in Niger è stato rivoluzionario. Prima di partire non si sa cosa aspettarsi. Si pensa alle foto che girano sul web raffiguranti i paesi poveri dell’Africa e ci si chiede: “sarà davvero così, o sarà totalmente diverso? come sarà la gente? e io, lì, come sarò? riuscirò ad adattarmi ad una realtà così diversa da quella a cui sono abituato?”. La verità è che non si può immaginare ciò a cui si andrà incontro durante un viaggio del genere. Bisogna vivere personalmente l’esperienza, avere una mente aperta e pronta ad assimilare ogni singola emozione. Quando si arriva in Niger si rimane sorpresi dall’entusiasmo delle persone e dalla loro capacità di trasmettere una gioia dal sapore più spontaneo. Gli occhi della gente parlano, e raccontano storie di sofferenza, ma soprattutto di gratitudine. C’è un sacco di straordinario nell’ ordinarietà delle loro vite. Il Niger è stato capace di farci sentire a casa fin dal primo giorno. Per le strade la gente ci salutava con occhi sorridenti, trasmettendo solidarietà e ammirazione verso il prossimo. Ci si sente immersi in quel mondo, parte integrante di quella realtà, nonostante le immense differenze culturali. Ci si sente immersi in quel mondo, parte integrante di quella realtà, nonostante le immense differenze culturali. Le diverse religioni, tradizioni e lingue non hanno mai costituito delle barriere, ma bensì dei mezzi di confronto e arricchimento per conoscere una nuova cultura ma anche per capirne di più sulla propria. Un altro aspetto che vale la pena citare, riguarda la spontaneità con cui si vive. In Niger viene più naturale essere se stessi: si tratta di una società senza troppi modelli a cui ambire, dove è più facile conservare la propria autenticità. Un viaggio come il nostro è una preziosa opportunità non solo per conoscere una realtà per noi nuova e lontana, ma anche per comprendere meglio il nostro mondo: si impara ad essere più grati per tutti i suoi pregi e vantaggi, su tutti il livello di benessere raggiunto, ma anche ad essere più obiettivi e critici nei confronti dei suoi difetti, come l’eccessivo individualismo e la creazione di una società sempre più “tecnologica” e meno umana (difetti che fra l’altro hanno avuto un ruolo chiave a fare dell’Africa quello che vediamo ancora oggi). Tutto ciò che si può imparare da questo tipo di esperienza probabilmente non sarà sufficiente a cambiare il mondo e le sorti del continente africano, ma è  certamente un importante passo verso una maggiore tolleranza e un atteggiamento più solidale di fronte alle difficoltà. È stata un’esperienza che ci ha insegnato tanto e che ci ha fatto capire in prima persona che non esiste un modo migliore del conoscere il diverso per imparare ad apprezzarlo. Siamo perciò grati a tutti coloro che hanno fatto parte di questa avventura, qualunque sia la loro storia e la loro personalità.

Enrica e Arianna

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