Testimonianze Atene 2017

  • 6 settembre 2017

You crazy, my friend!

Testimonianze dal viaggio Caritas ad Atene

 

Come sempre, il ritorno dopo un viaggio intenso ed emozionante come è stato quello appena vissuto in Grecia è davvero difficile. Bisogna fare i conti con la malinconia e la nostalgia che nei giorni immediatamente successivi al rientro si fanno sentire parecchio e raccogliere le idee per scrivere qualcosa di sensato è davvero complicato. Tanti volti, tante voci, tante istantanee affollano i pensieri…non so perché, ma in questo caso più che in altri, mi sembra che il modo migliore per raccontare sia quello di scrivere una preghiera di ringraziamento: sarà forse che più si invecchia, più si ritiene di essere “arrivati”…il Signore invece trova sempre il modo di sorprenderti e scombinarti le carte in tavola e di questo si può solo essergli grati.

Grazie signore per il Dono delle famiglie siriane, afghane, irachene, palestinesi, che abitano alla Neos Kosmos Social House e che già dalla prima sera ci hanno accolto con il sorriso e l’ospitalità propria del Medio Oriente, invitandoci a sedere con loro intorno al narghilè. Grazie perché parlare con loro ci ha fatto capire quanto sia sciocco e presuntuoso pensare di essere a posto con la coscienza e finanche ritenere che loro siano in debito con noi perché: “Ti do casa, cibo, vestiti…cosa vuoi ancora???”. Troppo spesso ci sfugge la visione d’insieme, non ci rendiamo minimamente conto di cosa significhi essere costretti a lasciare il proprio paese, la propria casa (magari distrutta), familiari, amici…e doversi adattare a vivere in una città sconosciuta, con altri usi e costumi, nell’attesa di essere ricollocato da un’altra parte ancora, come se si trattasse di spostare le truppe sul cartellone di Risiko anziché di avere a che fare con delle persone.

Grazie Signore per il Dono di Elias, 25 anni: ha condiviso con noi il racconto doloroso del distacco dalla Siria, che non avrebbe mai lasciato, se non fosse stato per sua madre che l’ha spinto a partire perché non avrebbe sopportato un altro figlio – il terzo – soldato. Il suo viaggio per raggiungere l’Europa è stato terribile e quando è finalmente arrivato gli rimaneva un solo euro in tasca. Ha detto di essere credente e di ritenere di aver passato indenne alcuni controlli in Turchia proprio per miracolo. Forse anche grazie a questa Fede continua a nutrire speranza per il futuro, possiamo solo imparare da lui.

Grazie Signore per il Dono di Elena, 24 anni, toscana, coordinatrice e cuore pulsante della Neos Kosmos Social House. Occhi verdi limpidissimi, sorriso disarmante, uno sguardo in cui si mescolano dolcezza e determinazione, perché quello che per molti sarebbe solo un lavoro per lei è diventato scelta di vita, perseguita con la determinazione e la passione di chi accoglie ogni nuovo arrivato come un fratello, da qualunque parte del mondo arrivi.

Grazie Signore per il Dono di Filippo e Fabiola, della comunità Papa Giovanni XXIII. Un semplice caffè insieme è diventato una testimonianza di vita, vissuta secondo una logica che è tutto tranne che umana, altrimenti non potresti accettare con tranquillità –per esempio – che ti mandino a vivere in Grecia anziché in Brasile, come avevi preventivato. Filippo e Fabiola hanno scelto di fidarsi e affidarsi alla Provvidenza, ogni giorno. Con loro e con Cristina abbiamo vissuto l’esperienza fortissima dell’incontro con gli homeless che vivono nel centro di Atene. Si recano da loro ogni settimana, dopo aver pregato per un’ora davanti all’Eucarestia (Madre Teresa diceva che senza la preghiera non avrebbe potuto lavorare nemmeno mezz’ora). Portano qualche aiuto materiale (un panino, un tè, qualche abito), ma soprattutto si fermano per un po’ a chiacchierare con loro, perché ci dicono, sempre citando Madre Teresa, che il male peggiore di cui soffrono queste persone è la solitudine. L’incontro con questi uomini e donne è stata una bella scossa, uno schiaffo alle nostre sicurezze, alle comodità cui siamo abituati. Non permetterci più Signore, di essere indifferenti, nelle nostre case, seduti alle nostre tavole come se nulla fosse. Provocaci, facci sentire un po’ di sana inquietudine, che almeno ci permetta di rivedere un po’ i nostri stili di vita e ci faccia mettere in discussione.

Grazie Signore per il dono di padre Joseph e della sua comunità della chiesa Cattolica Armena: abbiamo vissuto con loro momenti di comunione e condivisione, hanno preparato per noi una ottima cena siriana e ci hanno accolto alla loro tavola, facendoci sentire fratelli. Ah, padre Joseph conosce da anni il nostro vescovo Maurizio: è un mondo piccolo!

Grazie Signore per il Dono di tutti gli altri operatori e volontari (come Matteo, Marta e Petroula, per citarne alcuni) la cui strada si è incrociata con la nostra. Sono stati forse solo pochi passi, ma certamente molto intensi e non li dimenticheremo: “Se vuoi andare veloce, vai solo. Se vuoi andare lontano, vai insieme.”

Grazie Signore per il Dono di Alberto, Annalisa, Chantal, Daniele, Luca, Marco e Rachele, compagni di viaggio diventati in questi giorni famiglia. Ognuno, con la sua sensibilità e le sue peculiarità, ha contribuito a rendere speciale questo viaggio. Abbiamo condiviso risate, momenti di commozione e di nodi alla gola, preghiera, pasti preparati insieme, piatti da lavare, vetri da lavare, birra, mare, disegni da colorare, fatica, sudore, vestiti da smistare, rooftop…a tutti e a ciascuno un grande e sincero grazie.

Sara

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Una delle prime persone che ci accoglie, una volta arrivati alla Neos Kosmos Social House, è una bambina di circa sette, otto anni, spettinata e sorridente, con uno sguardo da furbetta, che ci saluta dicendoci: “You, crazy!” (Siete pazzi). All’inizio rimaniamo stupiti e rispondiamo che no, non siamo pazzi, la pazza sarai tu al massimo. Presto però, constatiamo che lei e anche altri bambini ospiti della struttura amano ripetere queste due parole: mentre andiamo al parchetto a giocare a palla, quando li sgridiamo per una litigata, disegniamo insieme, facciamo le smorfie o semplicemente attraversiamo il cortile per andare nelle nostre camere. Mi fa ridere che una delle poche frasi che sappiano dire in inglese (insieme a “My friend” e  “Me no go park”) sia proprio questa e mi chiedo chi mai gliel’abbia insegnata, perché ai bambini piaccia così tanto ripeterla.

Ora, però, tornata a casa, ripenso all’esperienza vissuta e mi rendo conto che sì, forse siamo tutti un po’ “crazy”, un po’ matti. Come Elias, che a poco più di 20 anni è scappato dalla Siria da solo, portandosi dietro solo uno zaino con poche cose e un marsupio contenente una Bibbia e un rosario, dono di sua mamma. Come Elena, Petroula, Matteo, Marta e altri giovani ragazzi di Caritas Hellas e dei Caschi Bianchi, che dal nulla hanno sistemato e fatto rinascere la struttura di Neos Kosmos e ora accolgono 14 famiglie di rifugiati. Come Filippo e Fabiola, dell’Associazione Papa Giovanni XXIII, che tre anni fa insieme ai loro figli si sono trasferiti in Grecia per compiere la loro missione di aiuto ai più poveri; e che da un anno e mezzo, ogni giovedì sera, percorrono a piedi le strade del centro di Atene, portando tè, panini, vestiti, ma soprattutto amore e ascolto ai senzatetto della città. Come Shirin, Barin, Asma e tutte le mamme di Neos Kosmos, che hanno preso il coraggio a due mani e hanno affrontato un viaggio estenuante dalla loro patria alle coste della Grecia, spinte dal desiderio di riscatto e di un futuro migliore per tutti i loro figli. Come Padre Joseph, che con la sua comunità della Chiesa Cattolica Armena, aiuta tutti i giorni i rifugiati, mettendo a disposizione la sua chiesa e la sua casa come luogo di incontro, di comunione, di amicizia.

Tutte queste persone hanno storie, relazioni, ambizioni, paure, tristezze e gioie che non si possono sperimentare se non toccandole con mano. I bambini giocano, ridono, imparano a scuola, litigano, si sbucciano le ginocchia come tutti i bambini del mondo, nonostante quello che hanno vissuto. Vedere questo spaccato di mondo, anche solo per pochi giorni, mi ha fatto capire quanto tutti lì siano crazy, ma forse è necessario che sia così: senza la “pazzia” o meglio il coraggio, l’impulso di vivere e di riscattarsi, ora Neos Kosmos e tutte le persone che ci ruotano attorno non esisterebbero. E forse anche i miei compagni di viaggio ed io, senza questa scintilla, non saremmo mai partiti. Quindi sì, “You, crazy, my friend!”.

Chantal

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Sono partito per questo viaggio per motivi diversi e con delle aspettative su quello che mi avrebbe aspettato, su quello che avrei dato su quello che mi sarei portato a casa. Poco è stato come me lo aspettavo e molto ha superato le aspettative.  Certamente ad Atene ho avuto conferma di quanto siamo privilegiati a poter contare su risorse economiche e culturali, e di quanto sia importante riconoscerlo. Ho imparato che è sufficiente fare una scelta sbagliata o essere nati nel paese sbagliato per trovarsi ad essere un uomo o una donna nella condizione di essere additato o rifiutato, ricevere occhiatacce o non essere nemmeno degnato di uno sguardo.  Quello che mi porto a casa è aver avuto la fortuna di conoscere tante persone che si sono chieste come fare qualcosa nella loro vita per aiutare gli altri, e che hanno deciso di farlo con il sorriso, con passione e con semplicità. Esperienze che hanno colpito e che non possono esaurirsi al termine di una settimana stupenda.

Daniele

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“Però Dio c’è anche nell’ufficio Caritas! Per me questo non è un lavoro, altrimenti non starei qui 14 ore al giorno. Il credente lo vedi, il credente non parla di Dio. La mia tristezza sta nel vedere alcuni volontari che sono qui solo per apparire e vengono pensando di aiutare il povero e basta, ma i poveri sono loro. Hanno bisogno loro di questa povertà! Chi viene per apparire e soltanto per aiutare il povero poteva anche stare a casa sua. Non serve la sua mano qui!”  Queste sono le parole che più di tutte mi sono rimaste dentro dopo questa esperienza presso la struttura di Neos Kosmos ad Atene. Sono parole forti, pronunciate da un’operatrice Caritas in un momento di confronto, che però rendono l’idea del concentrato di emozioni e pensieri che si vivono in luoghi così ricchi di umanità. Questi otto giorni sono stati un crescendo di sensazioni forti a partire dalla visita alla Social House (principale struttura di accoglienza profughi), all’incontro con Elias e il suo racconto del viaggio in fuga dalla guerra in Siria, ai giochi coi bambini siriani, ai lavori con gli adulti fino ad arrivare alle attività all’emporio (punto di distribuzione Caritas). Di certo gli ultimi giorni della settimana sono stati quelli più toccanti, l’incontro con Filippo e la sua “Casa Famiglia”, il confronto con la loro scelta di vita e il loro impegno per i più poveri ci ha lasciato davvero senza fiato e ci ha allo stesso tempo riempito di domande. Grazie a loro abbiamo visitato Atene “dal basso” con un tour speciale della città entrando in punta di piedi nella vita dei senza tetto ed è stato incredibile vedere come questi volontari, riuscivano a riempire di gioia queste persone abbandonate a se stesse nonostante le gravi difficoltà. Il programma settimanale si è chiuso con un tour degli invisibili che ci ha portato di nuovo sulla strada toccando stavolta da lontano i luoghi di riferimento dei senza tetto ateniesi. Tante, davvero tante, anzi troppe le persone allo sbando tra cui molti anche giovani. Insomma si torna a casa con lo zaino pieno di tante cose. La consapevolezza di quanto siamo fortunati, la voglia di provare a fare qualcosa per gli altri, la necessità di cambiare e la speranza di riuscire a cambiare le cose per un futuro migliore non solo in Grecia. Per tutto questo non posso far altro che ringraziare la Caritas lodigiana e Luca per la bella opportunità offerta, lo Staff Caritas in Grecia per l’attenta organizzazione e i preziosi compagni di viaggio coi quali si è instaurato un clima fantastico non solo durante le attività ma anche nei bei momenti di svago passati insieme.

Alberto

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Lungo una via trafficata di Atene una ragazza accovacciata su se stessa, sembra minuscola, magrissima, debole, sfinita, lo sguardo perso e assente, probabilmente a causa di una dose di droga acquistata coi pochi soldi che è riuscita a raccogliere con l’elemosina. Ci sediamo accanto a lei e le offriamo un bicchiere di te freddo. Fa fatica a parlare, ma scopriamo che ha appena 32 anni e ha avuto una vita molto difficile: costretta dalla mamma a prostituirsi fin da quando era una ragazzina, è fuggita di casa e si è ritrovata a vivere per strada da sola. La droga è stata una conseguenza inevitabile per chi come lei dorme su un marciapiede e non ha più nessuno; inoltre ci rivela che una dose costa solamente 4€, perciò è molto semplice cadere nel tunnel della dipendenza. Sulla guancia sinistra ha uno sfregio che due settimane prima un ragazzo con cui si è drogata le ha procurato con un coltello perché si è rifiutata di dormire insieme a lui. Osservandola mi vengono in mente le parole di Madre Teresa: “Continuo a ritenere che la sofferenza più profonda sia quella di chi è solo, di chi non si sente amato, di chi non ha nessuno”. Nei suoi occhioni scuri, che sembrano enormi in un viso così piccolo e scavato dalla fame, si legge chiaramente il bisogno di affetto che non ha mai ricevuto da nessuno, neanche dalla madre. Per questo basta una carezza, un bacio sulla fronte, un sorriso per infonderle un po’ di serenità e di speranza, per farle capire che non è sola, ma che è amata. Le ripetiamo di non mollare, di essere forte e di mangiare il panino con il cioccolato che le abbiamo lasciato nello zaino pur essendo consapevoli che la fame di amore è molto più difficile da placare che la fame di pane. La salutiamo e lei ci ringrazia calorosamente, per quanto le è possibile, e ci regala un sorriso bellissimo che vale molto di più di un bicchiere di te e di un panino: noi le abbiamo offerto un piccolo aiuto, in cambio lei ci ha donato tutto ciò che aveva.

Rachele

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Partire per la Grecia a fine Luglio può far pensare alla consueta vacanza al mare, di solo riposo e divertimento. Invece per noi è stato l’inizio di una esperienza di vita, perché la nostra destinazione non era una meta qualsiasi: era la Neos Kosmos Social House di Atene.

La casa sociale di Neos Kosmos nasce nel 2014 dal gemellaggio tra Caritas Italia e Caritas Hellas, come centro dedicato alle famiglie. Un luogo di accoglienza per le situazioni più difficili, una casa famiglia. È un centro che offre ascolto e accoglienza a famiglie che si trovano in disagio e in difficoltà abitative; con l’emergenza profughi ha aperto le porte anche a tanti Siriani, migranti di altre nazioni e rifugiati di guerra, giunti sulle coste della Grecia.

Risulta difficile racchiudere la realtà di Neos Kosmos in queste poche righe: un luogo dalle mille sfaccettature, un incrocio di vite, una casa per tutti, dove si respira un’aria particolare. Camminando per i corridoi incontri il mondo, arrivato fino a lì con sofferenza. Ma con una speranza mai spenta: i bambini infatti nel cortile non smettono di giocare tra loro, corrono o disegnano, hanno un’energia instancabile – per noi volontari è stato impegnativo incanalare questa gioia venuta da lontano in qualche attività preparata, in qualche gioco di squadra.

Pur essendo una struttura multi-funzionale e molto caotica, la Neos Kosmos non permette che si perda la dimensione della famiglia. Una famiglia dai mille colori e dalle tante voci, ma unita nel guardare al bene di ciascuno, a partire da ciascuno. C’è infatti un’autentica condivisione delle attività quotidiane, perché il lavoro non manca mai: c’è sempre qualcosa da aggiustare, da riverniciare, una vetrata da pulire. Ed è nel lavoro più semplice e banale che si assapora la bellezza di questo luogo, che è davvero uno spazio di accoglienza vera, dove ognuno può dare il proprio contributo: nessuno rimane ospite ozioso, ma tutti partecipano alla missione comune, valorizzando l’accoglienza ricevuta.

Ad avermi colpita più di tutto sono stati però gli occhi dei più piccoli della Neos Kosmos: i loro sguardi così innocenti ma già consapevoli mi hanno insegnato molto. Ci dona fiducia sapere che ci sono luoghi nel mondo così, dove possono crescere e abbracciare la vita al di là del dolore.

Annalisa

 

 

 

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